Pagina:Il crepuscolo degli idoli.djvu/122

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IL CREPUSCOLO DEGLI IDOLI



16.

Il tatto psicologico dei Tedeschi mi sembra esser messo in dubbio da una serie di fatti di cui la mia modestia m’impedisce di presentare la nomenclatura. In un caso io non mancherò tutte le occasioni per dimostrare la mia tesi: io non serbo rancore verso i Tedeschi di essersi ingannati su Kant e la sua «filosofia delle porte di dietro» come io la chiamo. — Ciò che di altro non posso intendere, è quel «e» di cattiva lega: i Tedeschi dicono «Goethe e Schiller», — e temo anche che non dicano «Schiller e Goethe»... Non si conosce dunque ancora questo Schiller? — Ma vi sono degli «e» ancor peggiori; ho inteso con le mie proprie orecchie, è vero soltanto fra professori di università: «Schopenhauer e Hartmann».


17.

È alle anime più spirituali, ammettendo ch’esse siano le più coraggiose, che è concesso di vivere le tragedie più dolorose: ma è ben per questo che esse tengono la vita in onore, perchè essa oppone loro il suo più grande antagonista.


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