Pagina:Il crowdsourcing tra necessità di coordinamento e perdita di controllo.djvu/30

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istantanea, a costo pressoché nullo, ed asincrona tra mittente e destinatario. Con la comunicazione di gruppo “da molti a molti”, i confini tra pubblico e privato si perdono. Il risultato è una parcellizzazione dell’audience da audience di massa a piccole comunità ad alta densità sociale. Per gran parte della storia di internet i gruppi on line erano più piccoli delle audience tradizionali, ma ora, grazie alla facilità di connessione, sono in grado di crescere e ogni gruppo diventa una meganicchia. Gianluca Diegoli, a tale proposito, nel corso di un conferenza ha affermato: “Quando si comunica sui Social Media, il mondo è in CC1.
L’idea di Rete come spazio separato, alternativo a quello reale (il cosiddetto cyberspazio) non è più attuale, e non rispecchia le dinamiche che si realizzano in Rete. Oggi i due mondi sono sovrapposti e la Rete è il luogo in cui le persone si coordinano per portare a termine concreti progetti comuni. Il crowdsourcing usa la tecnologia per raggiungere livelli di collaborazione/azione senza precedenti, tra persone di ogni background e luogo geografico.
Secondo Howe, le comunità on line sono il cuore del crowdsourcing, il contesto e la struttura all’interno della quale il lavoro ha luogo. La collaborazione può avvenire all’interno di piccoli o di grandi gruppi. I piccoli gruppi, che sono più coesi e connessi, creano un migliore ambiente di conversazione. Un problema delle reti basate su piccoli mondi però consiste nel fatto che agiscono sì come amplificatori, ma anche come filtri dell’informazione. Se è vero che più gli amici sono attenti a un certo tipo di informazione più è probabile che ogni individuo ne venga a conoscenza, si verifica anche il contrario: le informazioni che non interessano ad amici (e amici di amici) saranno difficilmente reperibili.
Tuttavia, i piccoli gruppi sono utili in quanto permettono la cooperazione tra grandi gruppi: i grandi gruppi sono basati su reti di piccoli gruppi. E i grandi gruppi godono della saggezza della folla. Inoltre le small-world network aumentano la possibilità di agire e aumentano il capitale sociale. Il capitale sociale è quell’insieme di comportamenti e norme di un gruppo sociale, che permette ai membri di aiutarsi a vicenda.
Il sociologo Robert Putnam definisce il capitale sociale come un bene allo stesso privato e pubblico, l’esito di un processo di creazione di valore da parte di gruppi sociali basato

  1. http://www.fabiolalli.com/2010/07/18/la conferenza dei sindaci di foursquare vista da fuori/