Pagina:Il diavolo.djvu/103

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Potenza dei diavoli 95

e destrezza e alacrità somma; richiedeva ancora una forza, dirò così, muscolare, veramente portentosa. Di cotal forza io non ho detto nulla; ma le prove di essa sono senza numero, sparse nelle storie e per il mondo. Non è regione d’Europa dove non si veda qualche smisurato macigno, portato a braccia dal diavolo in mezzo a una pianura, da un monte lontano, e le buone genti dei campi, interrogate in proposito, sanno dirvi per filo e per segno come andò la cosa. Qua era in antico un romitorio, abitato da un uomo di santissima vita, il quale passava in preghiera i giorni intieri e le intiere nottate: il diavolo, indispettito, tentò di schiacciar lui e la sua cella sotto quel masso che vedete, ma non tolse bene la mira, e il sant’uomo se la cavò con un po’ di paura. Laggiù, quel gran buco nel monte, fu fatto dal diavolo, un giorno che, pazzo di rabbia, scaraventò per l’aria il maglio enorme della sua fucina. Per tutto, i gran massi erratici che i ghiacciai delle età preistoriche trascinarono a miglia e miglia lungi dai monti loro, si credette fossero stati lanciati o rotolati dal diavolo, e così pure si credette delle pietre druidiche.