Pagina:Il diavolo.djvu/145

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Burle del diavolo 137

Dice il proverbio che la farina del diavolo va tutta in crusca. Non sempre, ma molto sovente, le cose ch’egli mostra di fare in servigio altrui, e quelle che procaccia, riescono ben diverse da ciò che a primo aspetto sembravano: i denari, di cui suol essere largo donatore, si convertono in foglie secche, le gemme in carboni spenti, le vivande in sterco o in sassi. Prudenzio sapeva quel che diceva quando chiamava Satana un prestigiatore.

Satana si piace di fare alla gente burle e dispetti di molte sorta. Sono senza numero i pollaj disertati, i granaj votati, le cantine asciugate da lui. A san Morando monaco strappava la coltre dal letto; a santa Gudula spegneva il lume mentre era in orazione, e rovesciava il candelliere a san Teodeberto; a santa Francesca Romana empieva di mosche l’acqua da bere; ad altri rubava la tonaca, nascondeva l’uffizio, imbrattava la minestra. Ai monaci di san Dunstano sparecchiava a dirittura la tavola. I discepoli di san Benedetto stavano costruendo il cenobio. Bisognava mettere a posto una gran pietra; ma per quanto ci si affaticassero intorno