Pagina:Il diavolo.djvu/144

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136 Capitolo quinto

principio. Nè questo ancora gli basta. La notte, il dì, senza intermissione, egli, con l’innumerevole suo popolo, affronta buoni e perversi, picchia gli uni, strazia ed uccide gli altri, e quanti più può truffa e defrauda. Egli è, oltrechè un tentatore, anche un tormentatore di professione, e il suo ufficio di tormentatore esercita non meno sopra la terra che in inferno. Chi lo chiamò nemico ed avversario, omicida e ladro, pose mente, senza dubbio, a entrambi gli offici.

Satana fu chiamato il primo bugiardo, e, sembra, non senza ragione. Gli esempii delle sue menzogne, e dei danni che mercè loro egli reca a chi gli crede, sono infiniti. Narra alcun cronista del medio evo che egli apparve una volta, sotto figura di Mosè, a molti giudei che vivevano in Creta, e dato loro ad intendere di volerli condurre nella Terra Promessa, li fece tutti imbarcare, e poi in alto mare li sommerse. Guai a chi presta fede alle sue promesse ed ai suoi oracoli, o non è più che guardingo nel giovarsene! E quelle e questi sogliono essere espressi con parole artifiziose ed equivoche, tali che fanno nascere in chi le ascolta aspettazione contraria all’evento.