Pagina:Il diavolo.djvu/176

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168 Capitolo sesto

delle campane che è opera di spiriti buoni. La raucedine, il dolor di denti, certi affiochimenti di voce, gli errori commessi nel leggere, i moti e le smanie degli infermi, i tristi pensieri, i mille piccoli accidenti della vita del corpo e della vita dell’anima son dovuti a potenza diabolica. A un certo momento il frate che ascolta si ravvolge tra le dita un filo di paglia; insidia del demonio anche quella. Tutto ciò che noi diciamo di buono viene dagli angeli, tutto ciò che diciam di cattivo viene dai diavoli, così che, confessa il povero Ricalmo, io non so più quel che mi dica io. Egli aveva almeno questo vantaggio, che udiva e intendeva tutti i discorsi che i diavoli facevano tra di loro, ed era informato di tutte le loro trame, e di tutti i loro maneggi. Di ciò i diavoli si dolevano assai; ma la colpa era loro, perchè, invece di parlare una lingua incognita a Ricalmo, si ostinavano a parlar latino, e si sforzavano di parlarlo correttamente. Per difendersi dagli assalti continui del popolo infernale, Ricalmo si segnava dalla mattina alla sera, nel viso, nel petto, e col pollice della mano destra nella palma della sinistra, e consigliava