Pagina:Il diavolo.djvu/251

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Fausto 243

loro osservanza: Io, Giovanni Fausto, Dottore, dichiaro quanto segue, in questa lettera scritta di mio proprio pugno. Messomi a scrutar gli elementi, vedendo che le facoltà graziosamente largitemi dal cielo non son sufficienti a penetrar la natura delle cose, e che dagli altri uomini non può essere appagato il mio desiderio, io mi sono dato a questo spirito ch’è qui presente, il quale si chiama Mefostofile, ed è un servitore del principe dell’inferno, perchè m’insegni ciò ch’io desidero di sapere, e mi sia, come promette, sottomesso e obbediente. Da canto mio prometto, che passati ventiquattro anni dal giorno della presente scrittura, io lascerò ch’egli faccia di me, dell’anima mia e della mia carne, del mio sangue e de’ miei averi, ciò che gli sarà in piacere, e questo per l’eternità. A tal fine io rinnego gli esseri tutti che vivono, sia nel cielo, sia sulla terra. In fede di che scrivo e sottoscrivo di mia propria mano e col proprio mio sangue.

Fausto fruisce largamente dei beneficii che gli assicura il contratto. In compagnia di quel suo Mefostofile (che sarà poi ribattezzato in Mefistofele), o ajutato da lui, egli viaggia tutta la terra,