Pagina:Il diavolo.djvu/272

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264 Capitolo nono

rono, e un orrido gelo coperse novamente ogni cosa, con sì acerba freddura, che gli ospiti tremando corsero in casa, e si accalcarono intorno al fuoco.

Molte altre simili storie si raccontano. Michele Scotto che, a testimonianza di Dante,


                                      veramente
Delle magiche frode seppe il gioco,


e che perciò fu da lui posto con gli altri incantatori in inferno, trovandosi un giorno alla corte di Federico II, illuse sì fattamente con le sue arti un cavaliere per nome Ulfo, che questi credette d’aver lasciato Palermo e la Sicilia, e, dopo lunga navigazione, passato lo stretto di Gibilterra, d’esser giunto in istranie e remote contrade, e quivi aver vinto ripetutamente in battaglia poderosi nemici, conquistato un vasto e florido reame, condotto moglie, e avutone più figliuoli, consumando in tali fatti un tempo che parve a lui di vent'anni e in realtà non fu se non di poche ore.

Verso il 1400 frequentò la corte del re di Boe-