Pagina:Il diavolo.djvu/284

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276 Capitolo nono

di magia altre pene che le spirituali, e più di un pontefice sorse, come Gregorio VII, a condannare e vietare qualsiasi procedimento criminale instruito contro chi non era d’altro colpevole che di una vana e sciocca superstizione. E la Chiesa non era sola allora a dar prova di così sano giudizio: Coloman, che dal 1095 al 1114 fu re di Ungheria, di un paese cioè quasi barbaro, diceva chiaro ed esplicito in un suo decreto: Non ci sono streghe, e contro quelle che tali si stimano non deve farsi procedura alcuna.

Ma tanta saviezza e umanità di giudizii e di consigli non dovevano, pur troppo, perpetuarsi. Nel secolo XIII, san Tommaso d’Aquino, quel san Tommaso che doveva diventar poi e rimanere l’oracolo della Chiesa, quello stesso che si rimette ora innanzi ai popoli civili stupefatti quale unico lume della filosofia, dichiarava che, secondo la fede cattolica, la stregoneria è cosa, non già illusoria, ma reale. In quel medesimo secolo la inquisizione sopra l’eretica pravità è affidata ai domenicani, i quali ne fanno l’uso che tutti conoscono, e Innocenzo IV introduce