Pagina:Il diavolo.djvu/303

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

L'inferno 295

tura, una città vasta ed orribile, profondamente tenebrosa, accesa di oscurissime e terribilissime fiamme, piena di clamori spaventevoli e di urla disperate; tale è l’inferno. Un poeta francescano del secolo XIII, Giacomino da Verona, descrisse in due suoi poemi assai rozzi, ma accesi di fede, le due città contrarie, l’una a riscontro dell’altra. La Gerusalemme celeste è cinta d’alte mura, fondata di pietre preziose, munita di tre porte più lucenti che stelle, adorna di merli di cristallo. Le sue vie e le sue piazze sono lastricate d’oro e d’argento; i palazzi risplendono nello sfoggio dei marmi, dei lapislazzuli, dei metalli preziosi. Acque cristalline corrono per ogni banda e danno alimento ad alberi meravigliosi, a fiori soavissimi: l’aria pervasa da un lume divino, è tutta un olezzo, e vibra di armonie sovrumane. Ben diversa da quella è la Babilonia infernale,


La cità è granda et alta e longa e spessa,


coperchiata da un irrefrangibile cielo di ferro e di bronzo, murata tutt’intorno di macigni e di monti, corsa da torbide acque più amare che