Pagina:Il diavolo.djvu/329

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La visione di Tundalo 321

passi di distanza mordono e brucian le anime. Davanti alle porte, in mezzo all’incendio, stanno carnefici diabolici, muniti di coltelli, di falci, di trivelle, di scuri, di zappe, di vanghe, e d’altri strumenti, coi quali scojano, decapitano, forano, squartano, frastagliano, per poi darle al fuoco, le anime dei golosi. Più là siede sopra uno stagno gelato una bestia disforme da tutte l’altre, la quale ha due piedi, due ali, lunghissimo collo, e un rostro di ferro che erutta fiamme inestinguibili. Questa bestia divora quante anime le vengono a tiro, e le digerisce, e digerite che l’ha, come si fa del cibo le espelle. La poltiglia delle anime cade sullo stagno gelato, dove ciascun’anima si rintegra, e rintegrata, subito ingravida, sia femmina o maschio. La gravidanza segue il naturale suo corso, e durante quel tempo le anime stanno sul ghiaccio, e si sentono lacerare le viscere dalla prole concetta. Venuto il termine partoriscono, così gli uomini come le donne, e partoriscono bestie mostruose, che hanno capi di ferro rovente, e rostri acutissimi, e code irte di uncini. Tali bestie escono da qualsivoglia parte del corpo, e nell’uscire strac-