Pagina:Il diavolo.djvu/333

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Il cuoco Belzebù 325

chi voleva, e non si rimandava indietro nessuno. Vescovi, abati e chierici lo salutarono caramente; Pilato e Belzebù gli diedero il benvenuto; e, giunta l’ora, tutti sedettero a mensa. Più pomposo banchetto, e più rari cibi non vide mai corte di re. Le tovaglie erano fatte di pelli di usurai, e i tovaglioli di pelli di vecchie bagasce: serviti e inframmessi non lasciavan nulla a desiderare: usurai grassi lardellati, ladri e assassini in guazzetto, baldracche in salsa verde, eretici allo spiedo, lingue fritte di avvocati, e più manicaretti d’ipocriti, di frati, di monache, di sodomiti, e d’altro buon selvaggiume. Il vino mancava; chi aveva sete beveva spremitura di villanie.


I diavoli avevano officio di aguzzini e di carnefici. Ad essi toccava, come si è veduto, arrostire, lessare, scorticare, squartare le anime. Tale officio aveva le sue suddivisioni e i suoi gradi; e come i tormentati erano distribuiti per le regioni infernali secondo il peccato loro chiedeva, così erano distribuiti i tormentatori, secondo chiedeva il castigo alle speciali loro cure