Pagina:Il diavolo.djvu/340

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332 Capitolo undicesimo

Mentr’egli attraversava i campi deserti, illuminati dalla luna che alta splendeva nel cielo, gli percosse l’orecchio un rumor vasto e formidabile, come di grandissimo esercito che valicasse. Preso dallo spavento, fa per nascondersi tra certe piante, che quivi erano, quand’ecco un gigante, armato di una smisurata mazza, gli vieta il passo, e senza altrimenti nuocergli, gl’ingiunge di non muoversi. Il prete resta come inchiodato, e assiste a uno strano e terribile spettacolo. Passa da prima una turba innumerevole di pedoni, i quali trascinano con sè grande quantità di bestiame, e vanno carichi d’ogni sorta di masserizie. Si lamentano tutti in grave modo, e l’un l’altro sollecita. Segue una torma di sotterratori, i quali recano cinquanta feretri, e su ciascun feretro siede un orribile nano, con capo enorme, a guisa di dolio vaso. Sopra un gran tronco, che due tenebrosi etiopi recano in ispalla, è strettamente legato un malvagio uomo, il quale empie l’aria di orrendi ululati. Un mostruoso demonio gli sta sopra a cavalcioni, e con isproni affocati gli lacera il tergo ed i lombi. Viene dopo una cavalcata senza