Pagina:Il diavolo.djvu/353

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Le disfatte del diavolo 345

detti, da portare appesi al collo, o cuciti nei panni, e di certi amuleti. Nè mancavano cose puramente naturali, le quali erano contrarie e nocive ai diavoli; tali alcune gemme, come il crisolito e l’agata, che li volgevano in fuga, e lo zaffiro, che riconciliava con Dio; tali certe piante, come l’aglio e la ruta, e un’erba detta dai francesi permanable, che aveva virtù d’incantare i demonii. Il sale era una delle cose di cui questi si mostravano più paurosi. Il gallo era, come già s’è notato, un loro grande avversario, e con la mattutina sua strombettata, foriera del giorno, li forzava (ma non tutti) a nascondersi. Finalmente, in certi casi, il cristiano poteva anche usare felicemente, come vedremo, delle sue braccia e di un buon bastone. Chi poi era caduto in signoria del nemico poteva, con penitenze più o meno aspre e lunghe, riscattarsi e mettersi sotto i piedi il tristo padrone.

Tuttavia è da dire che quelle armi e quei ripari non sempre giovavano, come per chiari esempii si può vedere nelle vite di molti santi non pur dei minori e dei mezzani, ma degli eccellentissimi. Accadde assai volte, qual che ne