Pagina:Il diavolo.djvu/374

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366 Capitolo decimoterzo


I santi, guadagnatosi il cielo, non dimenticavano la terra, anzi volentieri assai seguitavano a ingerirsi nelle cose di quaggiù, dove erano chiese innalzate in loro onore, ordini monastici istituiti da loro, intere città e regni che si gloriavano d’averli patroni e protettori. A tutti i fedeli in genere, ma in più particolar modo ai loro devoti, essi erano larghi di ajuto, specie se si trattava di combattere il diavolo, e quando il bisogno lo richiedeva, non esitavan punto a scendere di cielo in terra, e a vestir novamente, in apparenza almeno, il peso della carne. Molti esempii se ne potrebbero recare; quello che segue è uno dei più illustri.

C’era una volta un vescovo, il quale aveva una speciale venerazione per sant’Andrea apostolo, e sempre lo invocava, e qualunque cosa si accingesse a fare, sempre cominciava con queste parole: “A onor di Dio e di sant’Andrea.„ Invidioso e fastidito di tanta santità, il diavolo mette mano alle insidie. Prende l’aspetto di una fanciulla bellissima, va a trovare il vescovo, e gli racconta una sua favola molto artificiosa: com’ella sia figliuola di un re; come il padre