Pagina:Il diavolo.djvu/392

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384 Capitolo decimoterzo

Così i diavoli rimangono frodati del loro diritto. Non senza qualche ragione dunque dice Satana a Maria nel Giobbe del Rapisardi:


                                   Gelosa
Del mio scarso poter sovra i mortali,
Tu mi contendi ogni vittoria; chiudi
L’umane orecchie a’ detti miei; debelli
Le mie schiere, le mie reti dismagli,
Tal che d’ogni conforto e d’ogni preda
Digiuno in mal feconde opre mi scarno,
E meno a Dio che a me stesso rincresco.


I contrasti fra Satana e la Vergine sono assai numerosi, e parecchi tra essi provocati, non dal disputato possesso di un’anima, ma dallo stesso antagonismo incessante che è tra il bene e il male, tra il cielo e l’inferno. Tale, e per più rispetti singolare, è quello che nel XIII secolo compose, in rozzi versi, un frate del terzo ordine degli Umiliati, Bonvesin o Buonvicino da Riva. Satana in esso si mostra assai più loico del diavolo di Dante, e oppone alle invettive della Vergine certi argomenti che danno assai da pensare. Perchè ella, che a tutti i peccatori