Pagina:Il diavolo.djvu/88

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80 Capitolo terzo

t’Agostino credeva che i diavoli non conoscessero per vision diretta il futuro, ma in grazia della facoltà ch’essi hanno di tramutarsi da luogo a luogo con più che fulminea velocità, e in grazia ancora dell’acume dei loro sensi e del loro intelletto, potessero argomentarlo, immaginarlo, indovinarlo. San Bonaventura afferma che non conoscono le cose future contingenti, ma bensì quelle che obbediscono a leggi certe, avendo essi pienissima notizia del corso della natura.

I diavoli avevano a mente dunque tutte le scienze, e gli è probabilmente per ciò che la Chiesa non mancò mai, ogniqualvolta un uomo di scienza fece manifesta a’ suoi simili qualche gran verità, di gridare: Dálli al diavolo! e di bruciarlo vivo potendo. Tuttavia Dante nega che i demonii possano filosofare, perocchè amore è in loro del tutto spento, e a filosofare... è necessario amore. Ciò non toglie che lo stesso Dante faccia argomentare in assai buona forma il diavolo che se ne porta l’anima di Guido da Montefeltro, indebitamente assolto da papa Bonifacio VIII, e gli permetta di chiamarsi da sè