Pagina:Il diavolo.djvu/94

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86 Capitolo terzo

ratori, e che il mito ellenico immaginò rubato a Giove dall’audacia di Prometeo, il fuoco è il proprio elemento dei demonii. Ma noi abbiam veduto che i demonii hanno una delle lor sedi nell’aria; perciò ragion vuole che anche sull’aria essi esercitino il loro formidabile dominio. I teologi sono generalmente concordi nell’ammettere che essi possono a lor piacimento (salvo sempre il voler divino) suscitar venti impetuosi, addensar le nubi, vibrar le folgori, rovesciar sulla terra a torrenti le acque del cielo. L’urlo della bufera è fatto di grida di demonii inviperiti. San Tommaso dice, gli è vero, che tali sconvolgimenti son da essi prodotti soltanto artificialiter, e non naturali cursu; ma in pratica viene ad esser lo stesso. Nell’Antipurgatorio Dante fa raccontare a Buonconte da Montefeltro, morto a Campaldino, come il corpo suo, che dopo la battaglia non si trovò, fosse travolto dalle acque di una ruinosa procella suscitata dal diavolo. Ai demonii fu attribuita facoltà di provocare tutti in genere i fenomeni atmosferici, e Tommaso Cantipratense credeva opera loro le illusioni della Fata Morgana.