Pagina:Il divino Pietro Aretino a lo imperadore ne la morte del duca.djvu/5

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A le difficultade ei ruppe il duro,
   Sempre facendo in parole, è in effetti
   Il dubio chiaro, e'l periglio sicuro.
Per intender de Pallade i concetti
   Con gravi discorsi, è pensier alti
   D'intrepida prontezza armava i petti
Schifo il repentino de gli assalti,
   Prese il fugace de le occasioni,
   Et lento passi de i nemici salti.
De le vittorie intese le cagioni,
   Sostenne il si, die preminenza al vero
   E crebbe ne la guerra arti, è ragioni
Mostrò in fronte il candor del sincero,
   Fu ne i conflitti, ù l'ordin si disgiugnie
   Hora Duce, hor Pedone, hor Cavalliero
Vide come la sorte ne le pugnie
   Diriza il ferro, è colpi, è la virtute
   Reggie l'animo, è il core, è in un gli giugnie.
Con le scienze de le cose sute,
   Che la memoria gli tenne guardare,
   Haveva le future prevedute.
Deliberò ne la necessitate
   Tutta via essegui cio che propose
   O con l'essempio, ò con l'autoritate.
Fu leva à le facende bellicose,
   Fu polso de le subite occorrenze,
   Fu nervo à l'opportuno de le cose.
Egli era il corpo de le esperienze,
   Egli era i membri de gli stratagemi
   Egli era fiato, è Dio de le avertenze.
Seppe il terror fuggir de i casi estremi,
   E le seditioni enfiate, è dure
   Estinte con la spada, è co i proemi.