Pagina:Il laicismo (Riccardi).djvu/23

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
 
— 23 —
 



mente corretti: in tale senso noi miriamo a fare del bene, e tutto il bene possibile. Lo scopo non è di signoreggiare e comandare noi, ma che a tutti signoreggi ed imperi Gesù Cristo. Del resto comandino coloro, a cui ciò spetta: non ne siamo punto gelosi, bramando solo che amministrino cristianamente e cristianamente governino. A questo tende l’influenza del Clero ed a tutto vantaggio degli individui e della società. Il sacerdozio è tutt’altro che proclive ad invadere il campo altrui. Riconosce per dovere di coscienza le legittime autorità e porge loro ossequio sincero. Nè combattendo il laicismo, intendiamo che i preti debbano entrare in tutto, fare essi tutto. Niente affatto. Diciamo bensì, che oltre alle parti strettamente religiose, ve n’ha altre attinenti allo stesso civile consorzio, nelle quali il sacerdote ha speciale competenza, perchè in rapporto strettissimo con la religione e con la morale, come quanto si riferisce all’insegnamento privato o pubblico, all’educazione dell’infanzia e della gioventù ed all’esercizio della carità cristiana. Sonvi poi non pochi punti, i quali benchè riflettano interessi terreni, non devono trattarsi e risolversi senza aver riguardo alla religione ed alla morale, che presso i cattolici non si hanno da offendere mai, anzi da tutelare e promuovere. Nel resto il Clero non pretende ad ingerenze speciali, senza tuttavia ammettere di avervi diritti minori di qualunque semplice cittadino. Non privilegi; ma non esclusioni. Che i preti abbiano da ingerirsi in tutto, comandare in tutto, no: ma che debbano rinchiudersi in chiesa e non uscirne mai, non prendere parte alcuna alla vita civile e pubblica, nemmeno.