Pagina:Il libro dei versi (1902).djvu/157

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146 LEGGENDA SECONDA

Frate: 
Ego te absolvo.
Re Orso:
Tuonò la sala come un coro d’idre... E tramortii. Più che crescea l’incubo di quella voce e più crescea di morti la reggia, e come s’aumentavan morti, aumentava l’incubo. In fin che un giorno farnetico d’orrore io riconobbi d’aver recise ad una ad una, le teste delle mie vaghe consorti, poi d’aver crocefissi ad uno ad uno, i miei poveri schiavi, e poi d’avere spente le belve del mio bel serraglio.
Trol in quel giorno s’asciugò più volte la fronte dal sudore. Egli era stanco, e verso notte si coricò queto, sul suo giaciglio da ciclòpe. Orrore! Venne ancora la voce a spaventarmi... ero solo... diserto... Nella reggia non viveva che Trol... trassi al giaciglio del placido dormiente, lo destai, e gli dissi: « demonio!... »


(Qui il frate veloce
Fa un segno di croce;
O santo Gesù!
Un segno a rovescio
Tagliato a sghimbescio
Col capo all’ingiù!!)