Pagina:Il mio Carso.djvu/122

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Mi fa piacere poter stroncare sul ginocchio un tronco di nocciolo, e buttar venti passi lontano la pietra che quasi non posso alzar fino alla spalla. Mi fa piacere ricordare che una volta c’erano uomini che sradicavano un quercione dalla terra per servirsene di bastone.

Buona cosa è poter difendere col proprio pugno la propria vita. Non amo il revolver; non saprei, forse, sparare contro un uomo. Difendermi a coltellate sì.

Vivrei quassù in carso, solo.

Forse troverei la mia vera Vila, Carsina. ― Lei non doveva morire. Credeva che io fossi tutto forza e bontà. Io non sono forte. Io ho bisogno d’amare come tutti gli uomini. Io voglio la vita piena, completa, col suo fango e i suoi fiori. Io non sono fedele alla morte. Io voglio bene alla carne sana, piena di sangue e di prosperità. Io voglio bene alla mia carne.

Carsina sarà dritta e avrà i capelli un po’ resinosi come i ciuffi dei ginepri primaverili. Denti bianchi e aguzzi, per mordere. Elastica alla vita da rovesciarsi in una rossa risata col capo all’ingiù sotto la mia stretta. Sarà bello svegliarsi alla prima alba e vedere i piccioli delle foglie e il cielo bianco tra esse.

Baciarci nella rugiada. Carsina, finchè tu sarai giovane io vivrò quassù solo con te.


Io avrei dovuto vigilare nel suo sonno come un cane nella camera del padrone perchè nessuno v’entri. Avrei dovuto tenerla tutta nelle braccia, e radicarla nella terra. Quando la baciai non seppi pensare che nel suo cuore po-