Pagina:Il mio Carso.djvu/124

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Perchè non sai cos’è il bene, ma senti chiaramente cos’è il meglio. Il patimento è buono, se esige da te un più profondo dovere. Così tu ti allarghi nel mistero, nutrendoti di lui, e le sue tenebre diventano sole nella tua anima.

Per questo, che tu devi essere più buono, tu sei uomo fra gli uomini. Ora li puoi amare perchè hai sofferto e disperato. Benedici il tuo dolore e scendi, sereno e severo, fra essi.


Sono disteso nell’erba. Sugli occhi mi sventola il sole con il tremolio soffuso degli olivi. Giunge giunge pieno di salute e di gioia il maestrale dell’Adriatico. Abbrividisce il verde mare di Grignano, e spruzza in innumeri fiamme e scintille dorate, e la fresca pace mi penetra disciogliendomi come terra di marzo. In bocca balza un canto ingenuo e scomposto.

Come il corpo s’adagia avidamente sulla terra! Le braccia si distendono grandi su di essa, e il mio respiro si fonde come una preghiera nell’infinita aria gioconda.

Madre, madre! s’io ti maledii, tu m’accogli più amorosa e serena. I tuoi alberi giovinetti mi circondano sussurrando in coro e crepita e sciaborda il frumento verso il ciuffo rosso del giunco, mentre dalla nera verdura i pomi tondeggiano e s’acquattano all’alitare delle vespe e dei moscerini tramanti a punteggi e sbalzelli il fondo azzurro. E via, via, d’uno scatto e un trillo si buttò sul mare lo scassacodola.