Pagina:Il piacere.djvu/151

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signore, di là da tutti gli ostacoli, non rifiutandosi d’innanzi a una triplice filagna o d’innanzi a una maceria mai, sempre alla coda dei cani, intrepidamente. Un hop del cavaliere l’incitava piú d’un colpo di sperone; e una carezza lo faceva fremere.

Prima di montare, Andrea esaminò attentamente tutta la bardatura, si assicurò d’ogni fibbia e d’ogni cinghia; quindi balzò in sella, sorridendo. Il trainer dimostrò con un espressivo gesto la sua fiducia, guardando il padrone allontanarsi.

Intorno alle tabelle delle quote persisteva la folla degli scommettitori. Andrea sentì su la sua persona tutti gli sguardi. Volse gli occhi alla tribuna destra per vedere l’Albónico, ma non potè distinguer nulla tra la moltitudine delle dame. Salutò da presso Lilian Theed a cui eran ben noti i galoppi di Mallecho dietro le volpi e dietro le chimere. La marchesa d’Ateleta fece da lontano un atto di rimprovero, poichè aveva saputo l’alterco.

― Com’è quotato Mallecho? ― chiese egli a Ludovico Barbarisi.

Andando al punto di partenza, egli pensava freddamente al metodo che avrebbe tenuto per vincere; e guardava i suoi tre competitori, che lo precedevano, calcolando la forza e la scienza di ciascuno. Paolo Caligáro era un demonio di malizia, rotto a tutte le furberie del mestiere, come un jockey; ma Carbonilla, sebbene veloce, era di poca resistenza. Il duca di Beffi, cavaliere d’alta scuola, che aveva vinto piú d’un