Pagina:Il piacere.djvu/157

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la caduta li avesse offesi. Erano intatti. Allora, battendolo pianamente in sul collo, gli disse con un accento indefinibile di dolcezza:

― Va, Mallecho, va.

E lo riguardò allontanarsi.

Poi, avendo lasciato l’abito di corsa, cercò di Ludovico Barbarisi e del barone di Santa Margherita.

Ambedue accettarono l’incarico di assisterlo nella questione col marchese Rútolo. Egli li pregò di sollecitare.

― Stabilite, dentro questa sera, ogni cosa. Domani, all’una dopo mezzogiorno, io debbo essere già libero. Ma domattina lasciatemi dormire almeno fino alle nove. Io pranzo dalla Ferentino; e passerò poi in casa Giustiniani; e poi, a ora tarda, al Circolo. Sapete dove trovarmi. Grazie, e a rivederci, amici.

Salì alla tribuna; ma evitò di avvicinarsi subito a Donna Ippolita. Sorrideva, sentendosi avvolgere dagli sguardi feminili. Molte belle mani si tendevano a lui; molte belle voci lo chiamavano familiarmente Andrea; alcune anzi lo chiamavan con una certa ostentazione. Le dame che avevano scommesso per lui gli dicevano la somma della loro vincita; dieci luigi, venti luigi. Altre gli domandarono, con curiosità:

― Vi batterete?

A lui pareva di aver raggiunto il culmine della gloria avventurosa in un sol giorno, meglio che il duca di Buckingham e il signor di Lauzun. Egli era uscito vincitore da una corsa eroica; aveva acquistata una nuova amante, magnifica e serena come una dogaressa; aveva provo-