Pagina:Il piacere.djvu/158

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catoun duello mortale; ed ora passava tranquillo e cortese, nè più nè meno del solito, fra il sorriso di tali dame a cui egli conosceva altro che la grazia della bocca. Non poteva egli forse indicare di molte un vezzo segreto o una particolare abitudine di voluttà? Non vedeva egli, a traverso tutta quella chiara freschezza di stoffe primaverili, il neo biondo, simile a una piccola moneta d’oro, sul fianco sinistro d’Isotta Cellesi; o il ventre incomparabile di Giulia Moceto, polito come una coppa d’avorio, puro come quel d’una statua, per l’assenza perfetta di ciò che nelle sculture e nelle pitture antiche rimpiangeva il poeta del Musée secret? Non udiva nella voce sonora di Barbarella Viti un’altra indefinibile voce che ripeteva di continuo una parola invereconda; o nell’ingenuo riso di Aurora Seymour un altro indefinibile suono, rauco e gutturale, che ricordava un poco il rantolo dei gatti in su’ focolari e il tubare delle tortore ne’ boschi? Non sapeva le squisite depravazioni della contessa de Lúcoli che s’inspirava su i libri erotici, su le pietre incise e su le miniature; o gli invincibili pudori di Francesca Daddi che ne’ supremi aneliti, come un’agonizzante, invocava il nome di Dio? Quasi tutte le donne ch’egli aveva ingannato, o che lo avevano ingannato, erano là e gli sorridevano.

― Ecco l’eroe! ― disse il marito dell’Albónico, tendendogli la mano, con amabilità insolita, e stringendogliela forte.

― Eroe da vero ― aggiunse Donna Ippolita, col tono insignificante d’un complimento obbligato, parendo ignorare il dramma.