Pagina:Il piacere.djvu/162

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

― 150 ―

gioveranno gli “arresti in tempo„ e specialmente le “inquartate„. Mio cugino, a punto, lo bucò con una “inquartata„ netta, al secondo assalto. E tu sei un tempista forte. Abbi però l’occhio sempre vigile, e cerca di conservar la misura. Sarà bene che tu non dimentichi d’avere a fronte un uomo a cui hai presa, dicono, l’amante e su cui hai levato il frustino.

Erano nella piazza di Spagna. La Barcaccia metteva un chioccolìo roco ed umile, luccicando alla luna che vi si specchiava dall’alto della colonna cattolica. Quattro o cinque vetture publiche stavano ferme, in fila, coi fanali accesi. Dalla via del Babuino giungeva un tintinnio di sonagli e un romor sordo di passi, come d’un gregge in cammino.

A piè della scala, il barone s’accomiatò.

― Addio, a domani. Verrò qualche minuto prima delle nove, con Ludovico. Tirerai due colpi, per scioglierti. Penseremo noi ad avvisare il medico. Va; dormi profondo.

Andrea si mise su per la scala. Al primo ripiano si soffermò, attirato dal tintinnio dei sonagli, che s’avvicinava. Veramente, egli si sentiva un po’ stanco; e anche un po’ triste, in fondo al cuore. Dopo la fierezza suscitatagli nel sangue da quel colloquio di scienza d’arme e dal ricordo della sua bravura, una specie d’inquietudine l’invadeva, non bene distinta, mista di dubbio e di scontento. I nervi, troppo tesi in quella giornata violenta e torbida, gli si rilassavano ora, sotto la clemenza della notte primaverile. ― Perchè, senza passione, per puro capriccio, per sola vanità, per sola pre-