Pagina:Il piacere.djvu/163

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potenza, erasi egli compiaciuto di sollevare un odio e di rendere dolorosa l’anima di un uomo? ― Il pensiero della orribile pena che certo doveva affliggere il suo nemico, in una notte così dolce, gli mosse quasi un senso di pietà. L’imagine di Elena gli traversò il cuore, in un baleno; gli tornarono nella mente le angosce durate un anno innanzi, quando egli l’aveva perduta, e le gelosie, e le collere, e gli sconforti inesprimibili. ― Anche allora le notti erano chiare, tranquille, solcate di profumi; e come gli pesavano! ― Aspirò l’aria, per ove salivano i fiati delle rose fiorite ne’ piccoli giardini laterali; e guardò giù nella piazza passare il gregge.

La folta lana biancastra delle pecore agglomerate procedeva con un fluttuamento continuo, accavallandosi, a similitudine d’un’acqua fangosa che inondasse il lastrico. Qualche belato tremulo mescevasi al tintinno; altri belati, più sottili, più timidi, rispondevano; i butteri gittavano di tratto in tratto un grido e distendevano le aste, cavalcando dietro e a’ fianchi; la luna dava a quel passaggio d’armenti, per mezzo alla gran città addormentata, non so che mistero quasi di cosa veduta in sogno.

Andrea si ricordò che in una notte serena di febbraio, uscendo da un ballo dell’Ambasciata inglese nella via Venti Settembre, egli ed Elena avevano incontrata una mandra; e la carrozza aveva dovuto fermarsi. Elena, china al cristallo, guardava le pecore passar rasente le ruote e indicava gli agnelli più piccoli, con un’allegria infantile; ed egli teneva il suo viso accosto al