Pagina:Il piacere.djvu/164

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

― 152 ―

viso di lei, socchiudendo gli occhi, ascoltando lo scalpiccìo, i belati, il tintinno.

Perchè mai gli tornavano ora tutte quelle memorie di Elena? ― Riprese a salire, lentamente. Sentì più grave, nel salire, la sua stanchezza; i ginocchi gli si piegavano. Gli lampeggiò d’improvviso il pensiero della morte. “S’io rimanessi ucciso? S’io ricevessi una cattiva ferita e n’avessi per tutta la vita un impedimento?„ La sua avidità di vivere e di godere si sollevò contro quel pensiero lugubre. Egli disse a sè medesimo: “Bisogna vincere.„ E vide tutti i vantaggi ch’egli avrebbe avuti da quell’altra vittoria: il prestigio della sua fortuna, la fama della sua prodezza, i baci di Donna Ippolita, nuovi amori, nuovi godimenti, nuovi capricci.

Allora, dominando ogni agitazione, si mise a curare l’igiene della sua forza. Dormì fino a che non fu risvegliato dalla venuta dei due amici; prese la doccia consueta; fece distendere sul pavimento la striscia d’incerato; e invitò il Santa Margherita a tirar due “cavazioni„ e quindi il Barbarisi a un breve assalto, durante il quale compì con esattezza parecchie azioni di tempo.

― Ottimo pugno ― disse il barone, congratulandosi.

Dopo l’assalto, lo Sperelli, prese due tazze di tè e qualche biscotto leggero. Scelse un pajo di calzoni larghi, un paio di scarpe comode e col tacco molto basso, una camicia poco inamidata; preparò il guanto, bagnandolo alquanto su la palma e spargendolo di pece greca in polvere: vi unì una stringa di cuoio per fermar l’elsa