Pagina:Il piacere.djvu/183

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dispersero, si dispersero. Egli non riuscì a cambiarne alcuna. Tutte parevano sorridere, d’un sorriso nemico, nel dileguarsi; e tutte, nel dileguarsi, parevano portar seco qualche cosa di lui. Che cosa? Egli non sapeva. Un avvilimento indicibile l’oppresse: lo gelò quasi un senso di vecchiezza; gli occhi gli si empirono di lacrime. Una tragica ammonizione gli sonò nel cuore: “Troppo tardi!„

Le dolcezze recenti della pace e della malinconia gli sembrarono già lontane, gli sembrarono un’illusion già fuggita; quasi gli sembrarono essere state godute da un altro spirito, nuovo, straniero, entrato in lui e poi scomparso. Gli sembrò che il suo vecchio spirito non potesse più omai rinnovellarsi nè risollevarsi. Tutte le ferite, ch’egli senza ritegno aveva aperte nella dignità del suo essere interiore, sanguinarono. Tutte le degradazioni, ch’egli senza ripugnanza aveva inflitte alla sua conscienza, vennero fuori come macchie e si dilatarono come una lebbra. Tutte le violazioni, ch’egli senza pudore aveva fatte alle sue idealità, gli suscitarono un rimorso acuto, disperato, terribile, come se dentro di lui piangessero anime di sue figliuole a cui egli padre avesse tolta la verginità mentre dormivano sognando.

Ed egli piangeva con loro; e gli sembrava che le sue lacrime non gli scendessero sul cuore come un balsamo ma gli rimbalzassero come sopra una materia viscida e fredda onde il cuor suo fosse fasciato. L’ambiguità, la simulazione, la falsità, l’ipocrisia, tutte le forme della menzogna e della frode nella vita del sentimento,