Pagina:Il piacere.djvu/316

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Il pentimento gli fu così insoffribile, gli diede tale tortura, ch’egli si abbigliò con insolita prontezza, saltò nel coupé e si fece condurre all’albergo, prima dell’ora. Trovò Clara già pronta. Le offerse un giro in coupé per le vie di Roma, durante il tempo che mancava alle otto.

Passarono per la via del Babuino, intorno l’obelisco nella piazza del Popolo, quindi su pel Corso e a destra per la via della Fontanella di Borghese; ritornarono per Montecitorio al Corso fino alla piazza di Venezia e quindi su al Teatro Nazionale. Clara cinguettava di continuo, e di tratto in tratto si chinava verso il giovine per mettergli un mezzo bacio su l’angolo della bocca, coprendo l’atto furtivo con un ventaglio di piume bianche d’onde esciva un profumo di white-rose assai fine. Ma Andrea pareva non ascoltasse e all’atto di lei sorrideva a pena.

― Che pensi? ― gli chiese ella, pronunciando le parole italiane con un poco d’incertezza ch’era una grazia.

― Nulla, ― rispose Andrea, prendendole una mano non ancora inguantata e guardando gli anelli.

― Chi lo sa! ― sospirò ella, dando un’espressione singolare a que’ tre monosillabi che le donne straniere imparano súbito; ne’ quali esse credono sia racchiusa tutta la malinconia dell’amore italiano. ― Chi lo sa!

Poi soggiunse, con un accento quasi supplichevole:

Love me this evening, Andrew!

Andrea le baciò un orecchio, le passò un braccio intorno al busto, le disse una quantità di