Pagina:Il piacere.djvu/432

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con delizia. Poi esclamò, premendosi una mano sul cuore e mettendo un lungo respiro:

― Quanto mi piace!

Andrea tremò. Non era quello lo stesso accento di Elena nella sera della dedizione? Non erano le stesse parole? Egli le guardava la bocca.

― Ripeti.

― Che cosa?

― Quello che hai detto.

― Perchè?

― E una parola tanto dolce, quando tu la pronunzii... Tu non puoi intendere... Ripeti.

Ella sorrideva, inconsapevole, un po’ turbata dallo sguardo singolare dell’amante, quasi timida.

― Ebbene... mi piace!

― Ed io?

― Come?

― Ed io... a te...?

Ella, perplessa, guardava l’amante che le si torceva ai piedi, convulso, nell’aspettazione della parola ch’egli voleva strapparle.

― Ed io?

― Ah! Tu... mi piaci.

― Così, così... Ripeti. Ancora!

Ella consentiva, inconsapevole. Egli provava uno spasimo ed una voluttà indefinibili.

― Perchè chiudi gli occhi? ― chiese ella, non in sospetto, ma affinchè egli le esprimesse la sua sensazione.

― Per morire.

Egli posò la testa su le ginocchia di lei, rimanendo qualche minuto in quell’attitudine, si-