Pagina:Il piacere.djvu/49

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A stranger hither!

No, my dear. A friend.

Elena pronunziò questa risposta con la voce molto animata, vivacemente. Poi, d’un tratto, con un suo sorriso tra supplichevole e lusinghevole, misto di temenza e di tenerezza, su cui tremolò l’orlo del velo che giungeva fino al labbro superiore lasciando tutta libera la bocca:

Give me a rose.

Andrea andò a ciascun vaso; e tolse tutte le rose, stringendole in un fascio ch’egli a stento reggeva tra le mani. Alcune caddero, altre si sfogliarono.

― Erano per voi, tutte ― egli disse, senza guardare l’amata.

Ed Elena si volse per uscire, col capo chino, in silenzio, seguita da lui.

Discesero le scale, sempre in silenzio. Egli le vedeva la nuca, così fresca e delicata, dove di sotto al nodo del velo i piccoli riccioli neri si mescolavano alla pelliccia cinerea.

― Elena! ― chiamò, a voce bassa, non potendo più vincere la struggente passione che gli gonfiava il cuore.

Ella si rivolse, mettendosi l’indice su le labbra per indicargli di tacere, con un gesto dolente che pregava, mentre li occhi le lucevano. Affrettò il passo, salì nella vettura, si sentì posare su le ginocchia le rose.

― Addio! Addio!

E, come la vettura si mosse, ella s’abbandonò al fondo, sopraffatta, rompendo in lacrime senza freno, straziando le rose con le povere mani convulse.