Pagina:Il piacere.djvu/48

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direi quasi di carnale. Le foglie, concave, si posavano delicatamente sul marmo, simili a falde di neve nella caduta.

“Quanto, allora, pareva soave alle dita quella neve odorante!„ ella pensò. “Tutte sfogliate, le rose conspargevano i tappeti, i divani, le sedie; ed ella rideva, felice, in mezzo alla devastazione; e l’amante, felice, erale ai piedi.„

Ma udì fermarsi una carrozza d’innanzi alla porta, nella strada; e si levò, scotendo la povera testa, come per cacciar via quella specie di ottusità che la fasciava. Súbito dopo, rientrò Andrea, ansante.

― Perdonatemi ― disse. ― Ma, non avendo trovato il portiere, sono sceso fino in piazza di Spagna. La vettura è giù che aspetta.

― Grazie ― fece Elena guardandolo timidamente a traverso il velo nero.

Egli era serio e pallido, ma calmo.

― Mumps arriverà forse domani ― soggiunse ella, con una voce tenue. ― Vi scriverò un biglietto, per dirvi quando potrò vedervi.

― Grazie ― fece Andrea.

― Addio, dunque ― ella riprese, tendendogli la mano.

― Volete che vi accompagni fin giù alla strada? Non c’è nessuno.

― Sì, accompagnatemi.

Ella guardavasi a torno, un poco esitante.

― Avete dimenticato nulla? ― chiese Andrea.

Ella guardò i fiori. Ma rispose:

― Ah sì, il portabiglietti.

Andrea corse a prenderlo sul tavolo del tè. Porgendolo a lei, disse: