Pagina:Il piacere.djvu/66

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Donna Francesca parlava dell’ultimo ricevimento all’ambasciata d’Austria.

― Vedesti Madame de Cahen? ― le chiese Elena. ― Aveva un abito di tulle giallo tempestato di non so quanti colibrì con gli occhi di rubino. Una magnifica uccelliera danzante... E Lady Ouless, la vedesti? Aveva una vesta di tarlatane bianca, tutta sparsa di alghe marine e di non so che pesci rossi, e su l’alghe e su i pesci una seconda vesta di tarlatane verdemare. Non la vedesti? Un aquario di bellissimo effetto....

Ed ella, dopo le piccole maldicenze, rideva d’un riso cordiale che le dava un tremolio alla parte inferiore del mento e alle narici.

D’innanzi a quella volubilità incomprensibile, Andrea rimaneva ancor titubante. Quelle cose frivole o maligne uscivano dalle stesse labbra che allora allora, pronunziando una frase semplicissima, l’avevan turbato fin nel profondo; uscivano dalla stessa bocca che allora allora, tacendo, eragli parsa la bocca della Medusa di Leonardo, umano fiore dell’anima divinizzato dalla fiamma della passione e dall’angoscia della morte. “Qual era dunque la vera essenza di quella creatura? Aveva ella percezione e conscienza della sua metamorfosi costante o era ella impenetrabile anche a sè stessa, rimanendo fuori del proprio mistero? Quanto nelle sue espressioni e manifestazioni entrava d’artificio e quanto di spontaneità?„ Il bisogno di conoscere lo pungeva anche fra la delizia in lui effusa dalla vicinanza della donna ch’egli incominciava ad amare. La trista consuetudine dell’analisi l’in-