Pagina:Il piacere.djvu/67

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citava pur sempre, gli impediva pur sempre di obliarsi; ma ogni tentativo era punito, come la curiosità di Psiche, dall’allontanamento dell’amore, dall’offuscamento dell’oggetto vagheggiato, dalla cessazion del piacere. “Non era meglio, in vece, abbandonarsi ingenuamente alla prima ineffabile dolcezza dell’amor che nasceva?„ Egli vide Elena nell’atto di bagnare le labbra in un vino biondo come un miele liquido. Scelse tra i bicchieri quello ove il servo aveva versato un egual vino; e bevve con Elena. Ambedue, nel tempo medesimo, posarono su la tovaglia il cristallo. La comunità dell’atto fece volgere l’una verso l’altro. E lo sguardo li accese ambedue, più assai del sorso.

― Non parlate? ― chiesegli Elena, con un’affettazione di leggerezza, che le alterava un poco la voce. ― Corre fama voi siate uno squisitissimo parlatore.... Scuotetevi, dunque!

― Ah, cugino, cugino! ― esclamò Donna Francesca, con un’aria di commiserazione, mentre Don Filippo del Monte le mormorava qualche cosa nell’orecchio.

Andrea si mise a ridere.

― Cavaliere Sakumi, noi siamo i taciturni. Scuotiamoci!

All’Asiatico scintillarono di malizia i lunghi occhi, ancor più rosseggianti su’l rossor fosco che i vini gli accendevano ai pomelli. Fino a quel momento, egli aveva guardato la duchessa di Scerni, con l’espressione estatica d’un bonzo che sia nel conspetto della divinità. La sua larga faccia, che pareva uscita fuori da una pagina classica del gran figuratore umorista O-kou-sai,