Pagina:Il piacere.djvu/97

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

― 85 ―

di lei, una intonazione di voce, un’attitudine, un movimento delli occhi, la forma d’un divano sul quale ella sedeva, il finale della sonata del Beethoven, una nota di Mary Dyce, la figura del servo che stava allo sportello, una qualunque particolarità, un qualunque frammento, ed oscuravano con la vivezza della loro imagine le cose della esistenza in corso, si sovrapponevano alle cose presenti. Egli le parlava, mentalmente; le diceva, mentalmente, tutto quello che poi le avrebbe detto in realtà, ne’ futuri colloqui. Prevedeva le scene, i casi, le vicende, tutto lo svolgimento dell’amore, secondo le suggestioni del suo desiderio. ― In che modo si sarebbe ella data a lui, la prima volta?

Mentre saliva le scale del palazzo Zuccari, per rientrare nel suo appartamento, gli balenava questo pensiero. ― Ella, certo, sarebbe venuta là. La via Sistina, la via Gregoriana, la piazza della Trinità dei Monti, specialmente in certe ore, erano quasi deserte. La casa non era abitata che da stranieri. Ella avrebbe dunque potuto avventurarsi senza timori. Ma come attirarla? ― La sua impazienza era tanta ch’egli avrebbe voluto poter dire: “Verrà domani!„

“Ella è libera„ pensò. “Non la tiene la vigilanza d’un marito. Nessuno può chiederle conto delle assenze anche lunghe, anche insolite. Ella è padrona d’ogni suo atto, sempre.„ Gli si presentarono allo spirito, subitamente, interi giorni e intere notti di voluttà. Si guardò in torno, nella stanza calda, profonda, segreta; e quel lusso intenso e raffinato, tutto fatto di arte, gli piacque, per lei. Quell’aria aspettava il suo re-