Pagina:Il piacere.djvu/98

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spiro; quei tappeti chiedevano d’esser premuti dal suo piede; quei cuscini volevano l’impronta del suo corpo.

“Ella amerà la mia casa„ pensò. “Amerà le cose ch’io amo.„ Il pensiero gli dava una indicibile dolcezza; e gli pareva che già un’anima nuova, consapevole della imminente gioia, palpitasse sotto li alti soffitti.

Chiese il tè al servo; e s’adagiò d’innanzi al caminetto, per meglio godere le finzioni della sua speranza. Trasse dall’astuccio il piccolo teschio gemmato e si mise ad esaminarlo attentamente. Al chiaror del fuoco l’esile dentatura adamantina brillava su l’avorio giallastro e i due rubini illuminavano l’ombra delle occhiaie. Sotto il cranio polito risonava il battito incessante del tempo. ― RUIT HORA. ― Quale artefice mai poteva avere avuta per una sua Ippolita quella superba e libera fantasia di morte, nel secolo in cui i maestri smaltisti ornavan di teneri idillii pastorali gli orioletti destinati a segnar pe’ cicisbei l’ora de’ ritrovi ne’ parchi del Watteau? La scoltura rivelava una mano dotta, vigorosa, padrona d’uno stile proprio: era in tutto degna d’un quattrocentista penetrante come il Verrocchio.

“Vi consiglio questo orologio.„ Andrea sorrideva un poco, ricordando le parole di Elena pronunziate in un modo così strano, dopo un così freddo silenzio. ― Senza dubbio, dicendo quella frase, ella pensava all’amore: ella pensava ai prossimi convegni d’amore, senza dubbio. Ma perchè poi, di nuovo, era diventata impenetrabile? Perchè non s’era curata più di lui? Che aveva ella? ― Andrea si smarrì nell’inda-