Pagina:Il podere.djvu/201

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Quando andò a dormire, la luna era già bassa e così vicina a un poggetto come se fosse per entrarvi dentro.

Egli guardò i soffitti di tela intonacata; che, raggrizzandosi, si sfondavano e gonfiavano. Anche i muri erano sporchi; e veniva via la calce a strusciarci a pena la punta di un dito.

Un’ora dopo la mezzanotte, fu destato da un bagliore quasi rosso; che si faceva sempre più vivo, illuminando distintamente tutto ciò che era dentro la camera. Da prima Remigio non capì che fosse, e si alzò a sedere sul letto. Poi, incuriosito e impaurito, andò alla finestra: la mucchia del grano era un’immensa fiamma; con una punta alta che il vento moveva a pena. Mandava tanta luce attorno che anche tutta la pendice del podere era illuminata.

Svegliò la matrigna; e battendo i piedi sul pavimento, gli assalariati.

Escì per il primo; e gli pareva strano che la mucchia bruciasse; tanto, qualche ora innanzi l’aveva guardata con un sentimento di calma. Le manne del grano, accese, si spandevano in terra; finendo di consumarsi. La mucchia era sempre una fiamma sola, quasi silenziosa; mentre, dentro, si sentivano scrocchiolare i chicchi del grano; come se il fuoco li masticasse.

Quando una manna era per spegnersi,