Pagina:Il podere.djvu/233

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XXV.


La mattina dopo egli non si sentiva disposto a riparlare per il primo a Berto; non aveva dormito ed era debole e stanco. Meglio che passassero alcuni giorni: intanto, voleva vedere come si sarebbe comportato! Ma Berto si voltava sempre da un’altra parte, e Cecchina lo salutava da adirata. Allora, ebbe il bisogno che qualcuno gli volesse bene, qualcuno che si degnasse di rincorare la sua coscienza.

Andò a una specie di nascondiglio, che s’era trovato su la greppa della Tressa; come dentro un letto di erba; dove con il corpo aveva fatto ormai una buca.

Sopra l’acqua limpida, un velo di sudicio si spezzava; trascinato via dalla corrente: un velo biancastro, che bucavano e tagliavano certi insetti galleggiando con la punta delle zampe alte. In mezzo a un prato, dall’altra parte della Tressa, c’era steso in terra il tronco di un melo, nero e marcio; che però aveva messo alcune foglie stente e di