Pagina:Il podere.djvu/237

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amico. Io a lui gli voglio bene come a un fratello.

Remigio, vinto il primo senso d’importunità, divenne di buon umore; e andò a trovare l’avvocato con la faccia quasi ridente. L’avvocato, che era arrabbiato, gli disse; con violenza:

— Il presidente del tribunale t’ha condannato a pagare tutte le ottomila lire alla Cappuccini e le spese del processo.

— Non c’era un’altra udienza, stamani?

— Chi te l’ha detto?

— M’era parso che fosse scritto nella tua lettera.

— Non sai nè meno leggere. Lo sapevo che non capisci niente. E te lo avevo detto che avresti perduto la causa. Ti sta bene! Così, imparerai a vivere.

— Ma tu la prendi con me!

L’avvocato lo guardò con scherno, allungò il passo; per lasciarlo.

Remigio gli andò dietro e gli chiese, quasi raccomandandosi, perchè gli parlasse con meno collera:

— Come faccio a dare ottomila lire alla Cappuccini?

L’avvocato gli rispose:

— Vieni al mio studio, tra una mezz’ora.

— Lo sai da te che io non ho denaro.

Il Neretti si fece affabile; e gli disse, sorridendo;

Tozzi. Il podere.                                                                                15