Pagina:Il podere.djvu/238

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— Se tutti i clienti fossero come te, mi metterebbe un bel tornaconto!

Remigio, credendo di rammentargli una ragione bastante, gli disse:

— Ma io ti sono amico!

Il Neretti gli dette la mano, e lo accontentò:

— Torna fra una mezz’ora allo studio. Ci penseremo insieme.

Remigio si sentiva portare via la testa, e camminava senza sapere dove andasse. Gli pareva di fare un chilometro ad ogni passo; e, quando gli veniva all’orecchio qualche parola anche di gente sconosciuta, si sarebbe fermato, come per istinto, a raccontare tutto.

Questa volta, non poteva sperare di nulla; e si abbandonava completamente al suo sentimento. Perchè non era scappato la notte che la mucchia bruciava? Perchè era tornato a Siena, se suo padre voleva morire senza farglielo sapere? Perchè doventare il padrone della Casuccia quasi di sotterfugio? Egli, aveva paura di una cosa ignota, più consistente del suo animo. Ma, benchè non avesse più pensato a Dio da tanti anni, non poteva credere che Dio volesse annientarlo a quel modo. Che cosa aveva fatto di male? Perchè non poteva esistere anche la sua volontà? Ricordò, allora, la sorgente dell’orto, sottile come un filo, quando da ra-