Pagina:Il podere.djvu/243

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 231 —

deruccio; che pareva ficcato dentro un cucuzzolo di creta. Punte di cipressi, in fila, si vedevano dietro un lungo poggio.

La terra lavorata era violacea e grigia: nel grembo della valle, fino alla Tressa, quasi verde. Poi, salendo e allontanandosi, si inazzurrava sempre di più; a strisce: e il cielo era di una tinta più sbiadita.

Cecchina, per timore di fare tardi, escì frettolosa dalla Casuccia; ma Gegia la rincorse, preridendola a braccetto per scherzo;

— Non mi volete con voi? Ho la gamba buona anche io!

Portavano tutte e due il cappello di paglia con i nastri di seta bianca, larghi e scendenti sul vestito nero, più giù dei fianchi; e chiacchierarono, ridendosi, fino alla chiesa. Le ragazze si tenevano per mano, a quattro o cinque per volta; i giovanotti le facevano sghignazzare; ma, poi, quand’era troppo, camminavano più piano perchè quelli passassero avanti e le lasciassero stare.

Dinda portò con sè Moscino; Lorenzo e Tordo erano andati a Siena. Berto arrivò, secondo il solito, fino alla chiesa; ma senza entrare.

Picciòlo, che prima aveva voluto portare la semola al vitellino, fece tardi; e si abbottonava le maniche della camica camminando. Poi, infilandosi la giubba, disse a Remigio:

— E lei perchè non viene mai?