Pagina:Il podere.djvu/28

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— Ma che le pare! È presto. Ci vorranno altri quindici giorni; e, poi, è bene aspettare che il tempo si rimetta. Del resto, io faccio come lei vuole; ma senta pure anche gli altri, e vedrà che le dico bene.

— Dove sei stato ora?

— Dove sono stato? A governare i bovi. O non lo capisce da sè?

— E non avevi ancora finito?

Tordo non gli rispose più; ma chiamò la moglie, e le chiese se gli aveva fatto abbrustolire il pane. Gegia, che aveva ascoltato le parole di Remigio, rispose da dentro casa:

— Che ti affatichi tanto tempo nella stalla? Diranno che perdi tempo. Facevi meglio a venir prima, a mangiare.

— Stai zitta!

Remigio, che lo aveva seguito con lo sguardo, arrossò un’altra volta e non ebbe il coraggio di dire altro; anzi, pensò che era bene aspettare qualche giorno sperando che avrebbe potuto scegliere uno degli assalariati per fidarsene. E tornò in casa.

In cucina, c’erano, a prendere il caffè, Ilda e la matrigna; e quando entrò, abbassarono gli occhi entro la tazza.

La matrigna disse a Ilda, picchiandole il cucchiaino sopra una spalla:

— Spicciati; c’è da fare.

Egli allora sentì il bisogno di dire qualche