Pagina:Il podere.djvu/29

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cosa, che facesse piacere a loro; preso da un desiderio di tranquillità. Ilda, asciugandosi le mani, perchè aveva già lavata la sua tazza, gli sorrise e andò via. Luigia gli disse:

— Quando credi di sistemare bene tra noi?

Egli alzò la voce, ma sempre con dolcezza:

— A pena che sarà possibile, ho detto.

— Ma quando? Mi pare che tu non ci pensi.

— Ho dato l’incarico, ieri sera, al notaio Pollastri di parlare con il suo avvocato: che io non so nè meno chi è!

Luigia non rispose. Allora, Remigio la rimproverò:

— Perchè vuol tenermelo nascosto? Le cose si faranno sempre più lunghe.

La matrigna, debole e sospettosa, gli dette un’occhiata; che gli fece capire come ne sapeva più di lui e chi sa con quali precauzioni si faceva aiutare anche dai parenti. Egli, che voleva comportarsi lealmente con lei, e riteneva inutile ricorrere agli avvocati e ai notai, provò una delusione cattiva. Infatti, gli dispiaceva a essere trattato con una diffidenza maliziosa; della quale non c’era bisogno. A quale scopo, poi? Non era disposto ad accomodarsi nel miglior modo possibile; tenendola in casa, anche se la legge gli consentisse di mandarla via? E,

Tozzi. Il podere. 2