Pagina:Il podere.djvu/30

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 18 —

quantunque fosse abituato a non essere nè amato nè rispettato, gli rincresceva, proprio ora quando avrebbe voluto non provare nessun odio, a non sentirsi sicuro in mezzo agli altri.

Riflettendo a queste cose, guardò le mani della matrigna; e, senza alzare gli occhi al suo viso, e senza più parlare, se n’andò.

Attraversando il salotto, rivide il ghiro imbalsamato, quel ghiro che suo padre aveva tenuto due anni dentro una gabbia; rivide anche gli uccelli. Uno specchio antico, screpolato, in una cornice la cui indoratura s’era scrostata e rotta, li rifletteva; ed egli, allora, si mise a guardarli nello specchio. Girò gli occhi per tutta la stanza: era rimasta quasi nuova, e si ricordò bene di quando il pittore l’aveva rifatta; gli parve perfino di riavere nel naso l’odore della calce spenta dentro i secchi di latta. Quelle righe rosse, che in tutti e quattro gli angoli s’intrecciavano con svolazzi ripiegati, e d’un altro colore, gli parvero come staccate da tutta la parete e animate d’una vita propria. In camera, i cassetti erano ancora chiusi con le chiavi che egli non aveva; e non sapeva nè meno quel che contenessero. Il letto stava di traverso alla stanza; i campanelli elettrici pendevano con i fili attorcigliati.

Aprì l’uscio della stanza accanto, dove era morto Giacomo; e stette un poco a respi-