Pagina:Il tesoro.djvu/127

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— Be’! allora a rivederci.

— Ricordati del piccolo, del piccolo buono: bisogna fargli parte del tesoro, quando lo ritrovi, o la nuorese, o la nuorese — gridò un’altra voce della maga, fioca e rauca.

— Sta fresca! — rispose fra sè Costanza, scendendo rapidamente la scaletta.

Cicchedda le venne incontro correndo, e quasi non aspettava che ella fosse scesa del tutto per salire lei.

— Che furia! — disse Costanza, ridendo suo malgrado. Poi s’avvicinò con malumore alla sorda, e provando, nonostante la delusione sofferta, una gran pietà per le due misere creature, le mostrò del denaro, accennandole se l’accettava.

— No — disse la sorda, recisamente.

Non accettavano denaro per timore della polizia, e non si fidavano mai.

— E allora, cosa vi do? — esclamò l’altra, stendendo le mani aperte per significare che non aveva nulla.

— Hai visto com’è spoglia, e anch’io? — domandò la sorda, guardando le sue vesti lacere.

— Siamo quasi nude. Mandaci degli stracci da Nuoro.

— Sì — accennò Costanza con la testa.

La sorda le fissò ostinatamente il grembiale d’indiana turchina.

— Sta a vedere che lo vuole! — pensò la ragazza. — Glie lo do? No, è ancor troppo nuovo.