Pagina:Il tesoro.djvu/169

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nava ogni giorno a splendere nei modi suoi, davanti alla sola Maria, anzi rievocato dalla sua presenza. Davanti a sua figlia Peppe Spina diventava l’uomo più delicato e signorile del mondo, e il suo amore assumeva una tinta eguale, dolcemente lieta ed espansiva.

Aveva allevato la sua delicata creatura con cura e religione, in un ambiente ideale, che però non era il vero ambiente di casa Spina. Tutte le cure materiali della casa, i piccoli fastidi, la prova dell’esistenza quotidiana gravava solo sopra di lui e sulle larghe spalle di Piana. Fino ai quindici anni Maria non s’era occupata di nulla, e dai quindici in su di Cosimo Bancu. Viveva in un mondo trascendentale, e anche facendo la calzetta, anche aiutando debolmente Piana, il suo spirito rifuggiva spontaneamente dalle piccolezze della vita umile e quotidiana.

Ella parlava poco, sfuggiva lo sguardo e talvolta anche la presenza del padre, e, quel ch’era peggio, pareva che facesse ciò naturalmente, per semplice indifferenza.

Qualche volta Spina, nei ritrovi, seguendola con gli occhi e vedendola ballare e mostrarsi fugacemente lieta con le altre persone, giungeva a provarne una segreta e indistinta gelosia. Ma le ore liete duravano poco. Spesso Maria interrompeva a mezzo una risata, e ricadeva nella sua stanca malinconia, che pareva posa, capriccio di bimba volubile e viziata. Quasi che uno