Pagina:Il tesoro.djvu/183

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tutto ciò; il giorno delle nozze, quando Cosimo lasciò la casa, e furon portate via le sue carte, i suoi libri e le sue vesti, ella pianse amaramente sembrandole che qualche cosa della sua vita, dell’anima sua, se ne andasse col fratello. Anch’egli se ne andava; ma dove andava? Verso il bene o verso il male?...

La casa diventò più che mai ampia e vuota; la tristezza misteriosa che da sei mesi tormentava Elena si cambiò in desolazione profonda: nei primi giorni pianse sconsolatamente, e quando Cosimo veniva in casa come uno straniero, ella provava una grande timidezza davanti a lui; non sapeva dirgli nulla, e sembrava indifferente, mentre non faceva che pensare a lui e pregare per il suo avvenire.

Ma a poco a poco si calmò. Passò quasi un mese; la casa ritornò in ordine, le abitudini domestiche non parvero soffrir molto per l’assenza di Cosimo, ed anzi subentrò un po’ di solitudine, di pace profonda e ordinata, che dopo tutto non dispiaceva ad Elena, come dispiaceva a Giovanna.

Gli sposi andavano ogni sera in casa di donna Francesca, e sembravano felici. La primavera cominciava a raddolcir l’aria. Elena sentiva i sogni primaverili e vi si abbandonava dolcemente: pareva che qualche fiore risorgesse nell’anima sua come rinascevano le prime rose lungo i muri del giardino, e che l’orizzonte delle sue fantasie si allargasse con l’orizzonte del cielo