Pagina:Il tesoro.djvu/193

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luce d’un affetto intenso che vuol piovere sull’anima sua come un’ambrosia infinita....

«Mi scriva a lungo, quando non ha nulla di meglio da fare, quando lo scrivermi le sembri debba ritemprare il suo coraggio, e farle trillare un canto di gioia nell’azzurro luminoso.

«....Addio, dolcissima, mi dia a baciar le sue manine, e le posi sulla mia fronte, intanto che i miei occhi la inondano di carezze infinite.

«....E ora cosa le dirò ancora? Nulla, perchè vorrei dirle troppo; ma sente bene che sono suo, suo, tutto suo? E per sempre?»

Benchè la parola amore non venisse accennata in questa lettera, capolavoro di tenerezza e di soavità, ogni dubbio oramai svaniva. Paolo pensava ad Elena, Paolo l’amava, e intensamente e profondamente e si squarciava il seno per mostrarle piaghe intime che ella non pensava neanche potessero esistere nel cuore di lui.

Uno stupore grande di tutto ciò, di sè stessa, di ciò che provava, la prese. La figura di Paolo le apparve grande, luminosa e delicata, ma si rattristò di nuovo profondamente, pensando che non poteva corrispondere all’amore di questo uomo, che pur l’attirava così soavemente a sè. Non poteva, non poteva amarlo!

Era una cosa impossibile, ed egli stesso se ne accorgeva, perchè non cercava l’amore di lei, ma il solo suo affetto.

Tutta la sera fu pallida e distratta; cercò il